LA POESIA CI SALVERA’

Ottantacinquesima ed ultima uscita per Quarantena d’artista curata da Massi Boscarol per la biblioteca Vincenzo Joppi di Udine, la rubrica nata durante il lockdown del 2020 che ha coinvolto i migliori artisti di Udine (e dintorni) per il settimanale suggerimento di lettura e riflessione sui tempi attuali.

Sipario con Elsa Martin- cantante, compositrice e performer – con già cinque pubblicazioni discografiche all’attivo; tra i suoi lavori più noti la collaborazione col pianista Stefano Battaglia, con cui approfondisce la ricerca intorno alla poesia friulana del ‘900 (Pier Paolo Pasolini, Federico Tavan, Luciano Morandini, Novella Cantarutti, Pierluigi Cappello, Maria di Gleria).

«Ho scelto di lasciarmi guidare dal piccolo grande libro scritto da Chandra Livia Candiani – Questo immenso non sapere – perchè parla di questo tempo, perchè l’autrice è una poetessa che nella sua minuta forte fragilità sa toccare corde molto profonde dell’animo umano e perchè le pagine “disordinate” che lo compongono possono essere lette anche a partire dalla fine: non c’è una logica o un piano “il disordine è questo essere così come si è seguendo un filo illogico di stare al mondo, come un animale o come un albero della foresta, non addomesticati, inutili, nel senso che non si curano di avere uno scopo, sono in vita e gli basta.”

Dunque ho scelto di procedere anche io con un’andatura disordinata, regalandomi il tempo per riflettere su alcune parole che mi piacciono e che mi risuonano, che hanno accompagnato la mia quotidianità negli ultimi due anni e che ho ritrovato tra le pagine di questo piccolo libro. In particolare sono parole, queste, che ho imparato ad assaporare con l’attenzione dovuta, partecipe, totalizzante. Abito in una bellissima casa settecentesca immersa nella campagna friulana. Ogni giorno ho il privilegio di svegliarmi e riempire gli occhi di verde, le orecchie dei suoni degli esseri viventi – alberi, uccelli, insetti – che qui dimorano o transitano. Soprattutto “l’immobilità” del primo periodo della pandemia mi ha permesso di innescare un movimento di altro tipo, più sottile, più profondo. Al di là delle difficoltà contingenti, per me è stata un’occasione di crescita evolutiva.»

POESIA. Rende più bello il mondo. E’ una delle arti più sublimi quando chi la crea riesce a squarciare il velo dello spazio-tempo rubando, così, un guizzo della fiamma viva della conoscenza. La poesia ti prende per mano e ti conduce dentro gli abissi che ci abitano. Lo fa con grazia e fermezza. Sa parlare del buio, dell’ombra, presenze necessarie per aprire spiragli di luce. La poesia non mente. Sa riflettere il vero. Parla ai cuori e li accarezza, li scuote. Consola. E’ intuizione: il seme divino che ci abita.

ALBERO. Gli alberi insegnano “lo stare” e la flessibilità al mutamento. Si piegano al volere del vento e delle intemperie e, poi, ritornano alla loro forma di maestosa quiete. Accolgono con generosità. Regalano l’ombra per muta adesione al loro essere alberi. Quando la schiena si abbandona al tronco è possibile percepire la loro innata propensione alla cura e all’ascolto. E il respiro rallenta. “Gli alberi sanno abbandonarsi, conoscono e insegnano una fiducia primaria e radicale.”

SILENZIO. Non il semplice tacere, “ma quel silenzio che arriva a noi e che, riempiendoci della dolcezza e delicatezza del contatto misterioso con il cuore nostro e dell’altro, spegne la chiacchiera e fa sentire il momento presente. Il silenzio è spesso opportuno, perchè il linguaggio convenzionale non riesce a tenere insieme gli opposti, il sacro e il mondano, il presente e il tempo, la verità e la menzogna, la naturalezza e l’artificio (…) al di là degli opposti, che non li nega ma li raccoglie in un unico abbraccio”.

NOIA. Riappropriarsi di quella dimensione temporale tipica dell’infanzia in cui il trovarsi nella condizione del “non sapere cosa fare” è preziosa molla per innescare un fare creativo o, semplicemente, per “stare” e concedersi di assaporare la lentezza dei gesti semplici e quotidiani. Fa paura il vuoto, ma riuscire ad accoglierlo e ad abitarlo regala una forza incredibile. Poter risentire il vuoto e reimparare a starci comodamente.

SOLITUDINE. Sentire di essere la migliore compagnia che si possa desiderare di avere. Che grande conquista! “L’ho assaggiata e assaporata la solitudine, e infine scelta con dolore e stupore, amandola più di una sorella, dormendo con lei, andando con lei nel bosco, con lei lavorando, scrivendo e leggendo. Mai sola, insieme a lei”.

SGUARDO. Rinnovata attenzione. Sguardo che si posa sulle cose piccole, sui colori, tenui e sfacciati, sui suoni, miriade di suoni in cui siamo immersi e che si muovono dentro di noi. Scoprirli ogni giorno per la prima volta. Meravigliarsi. “Una buona pratica preliminare a qualunque altra, è la pratica della meraviglia. Esercitarsi a non sapere e a meravigliarsi. Guardarsi attorno e lasciar andare il concetto di albero, strada, casa, mare, guardare con sguardo che ignora il risaputo e vede ora”.

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